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 Un tradimento anale - 07/04/2015 - letto volte

Moglie insoddisfatta racconta in un blog il suo tradimento anale, molto crudo

No, non credevo di essere fedifraga. Caro blog, blog dei miei peccati. Ti ho sempre raccontato delle mie fantasie, delle mie chattate perverse. Stavolta, però, ho superato il limite.

Mi sono data. Data al peccato, totalmente. Ho scavalcato la soglia che separa la realtà dalla fantasia, il concreto dal possibile.

Si, ieri ho tradito mio marito. Il marito che non c'è, il marito delle attenzioni mancate.

E l'ho tradito nel modo più sporco e perverso, il modo che a lui sarebbe piaciuto ma che proprio a lui non ho mai consentito. L'ho tradito dando il culo .

  Un tradimento anale a tutti gli effetti.

Rapido e brutale, come nelle fantasie che ho sempre condiviso. Crudo e sporco, senza ombra di sentimento.

E' stato in autogrill. Sulla Milano-Brescia, mentre rientravo a casa dopo l'incontro con un cliente. Tra le gambe ero un bollore continuo, da giorni... senza mutandine per godermela tutta, una voglia matta di toccarmi.

Ho chiamato uno dei miei contatti sul forum, “Marcobestia”, un omone che vanta 23 cm di cazzo e poco amore dei convenevoli. L'ho chiamato sperando ci fosse, l'ho chiamato disperata. Avevo sempre snobbato le sue proposte.

“Marco ci sei? Vieni subito a spaccarmi il culo. Ora, all'autogrill Brianza Nord”.

Ho percepito la sua sorpresa, ma ci ha messo poco a rinvenire e darmi l'ok. Poi ho aspettato 40 minuti in macchina sditalinandomi come una 15enne in calore.

Quando è arrivato ho solo abbassato il finestrino.

“Ciao Lella”

“Ciao... sono senza mutande”

Siamo usciti senza neppure baciarci. Diretti ai margini dell'autogrill, nell'angolo più buio dopo i camion.

“Marco non ce la faccio più...solo il culo...prendi solo il culo...e fai quello che vuoi...solo il culo però”

Era il mio escamotage per fuggire i sensi di colpa. Tanto il culo non l'avevo mai dato a nessuno. Quindi non era neppure di mio marito, pensai. Magari un tradimento anale non è un vero tradimento.

Quando lui si calò le braghe venne fuori la bestia che un pò mi aspettavo. Il suo uccello aveva le vene gonfie e quasi scolpite, un glande paonazzo enorme e scappellato solo a metà. Due coglioni che sembravano mele, pelosi e gonfi.

Appoggiata alla mia Yaris non feci che sollevare la gonna e rivelare due belle chiappe da 40enne tonica fanatica di pilates. Neanche un complimento, una parola. Mi infilò crudelmente l'ano spingendo quel coso enorme a colpi secchi, cercando di farlo entrare nel mio buchino ostile.

Provavo ad aiutarlo, ma il dolore era tale che contraevo lo sfintere, e lui insisteva tenendomi i fianchi, cercando di spingere l'enorme verga tutta nel mio intestino.

Puzzava di uomo, e fotteva senza carezze, senza attenzioni, puro enorme cazzo per dilatarmi. Per distruggermi l'ano.

Marco mi ha spaccata il culo scopandomi per almeno un quarto d'ora. Mi mancava il respiro dal dolore, ma sentivo fiotti di liquido colarmi dalla fregna, stavo impazzendo e mi sditalinavo furiosa mentre il suo palo duro entrava e usciva dal mio culo.

Mi ha spaccato il culo come una bestia, come lo volevo. Facendomi sentire veramente troia, capace delle peggiori sconcezze. Mi ha spaccato il culo e poi ha liberato i suoi enormi coglioni nel mio intestino, inondandolo di succo caldo mentre grugniva come un orso.

Sono rimasta lì, con l'ano sfondato e pieno, a sentire il vento che mi accarezzava le natiche. Devastata dietro, ma ancora vibrante di calore, di quel contatto proibito.

Lui ha solo scrollato il cazzo, mi ha dato due violente cappellate sulle chiappe. Poi ha tirato su le mutande.

Si, è andato via.

Senza neppure salutarmi.

Mentre ero ancora immobile, a godermi quella sensazione. Quell'essere vacca nel profondo, assaggiare il peccato, tradire dando il culo.

Ho tirato su la gonna, senza mutande, tenendomi ancora la sborra tra le natiche.

Il cellulare ha vibrato: mio marito.   

Anonimo

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