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 Le mie porcate in autobus - 02/06/2015 - letto volte

I racconti delle porcate di una ragazza in autobus

Se il fidanzato non mi scopa, se il vero sesso è solo un ricordo, devo fare qualcosa assolutamente. No, non lo tradirei mai. Ma qualche innocente porcata questo si, posso concedermela, devo concedermela.

In verità sono sempre stata una troia. Alessandro è un bravo compagno ma è moscio, avrei bisogno di ben altro per godere.

Così ho iniziato ad eccitarmi con gli sguardi, a masturbarmi furiosamente a casa, nuda con le cosce aperte sul letto, sul divano, in bagno.

Ma soprattutto, ho scoperto un mondo che neppure sospettavo: l'autobus...

Con un culo così provocare è uno spasso!!

  Sull'autobus ci sono decine di uomini ogni giorno, decine di uomini che ti trapassano e ti spogliano con lo sguardo, ti fottono con gli occhi e ti sbatterebbero senza pietà se solo lo volessi.

Lì ho scoperto il magico mondo degli strusciamenti.

La prima volta è stato con un trentenne. Un uomo corpulento, sudato, uno di quelli che ti immagini muratore o manovale. Mi guardava il culo per via dei miei leggings attillati. Poi, quando il bus si è riempito, si è avvicinato a me appoggiandosi di spalle. Lo sentivo dietro di me, il suo puzzo di maschio virile, testosterone sparato a mille. Lo sentivo dietro di me che si appoggiava e mi piaceva quel tocco, mi faceva vibrare. Poi qualcosa tra noi, qualcosa di piantato esattamente tra le mie chiappe. Non poteva essere la sua mano, ma sembrava grande uguale... A sentire la sua enorme patta mi sono bagnata come una sedicenne in calore, sudavo e tremavo, mentre lui si appoggiava deciso, con strusciamenti lievi.

Cazzo, quanto l'avrei voluto dentro di me! Ma i suoi modi diretti, brutali e al contempo contenuti erano il vero stimolo di quel gioco piccante.

Da allora, ho fatto di tutto per provocare gli uomini. Mi vestivo con leggings aderentissimi e senza mutande, jeans skinny o gonne mini. Mi vestivo così solo per provocare, poi magari scendevo e al primo bar mi rimettevo in tenuta da lavoro.

Un mese fa l'esperienza forse più arrapante. Un quarantenne di bell'aspetto, apparentemente insospettabile. Io gli ho letteralmente piantato il culo davanti, inarcandolo leggermente per farmi notare.

Lui ha capito, si è avvicinato e quando la folla ci ha schiacciati, era piantato sul mio deretano sodo, e approfittava delle buche stradali per darmi colpi degni di una chiavata. Il porco aveva una bella mazza dura, e io stessa muovevo dolcemente su e giù il culo, percorrendola tutta. Un ragazzo si è accorto del giochino, e ci guardava con occhi che non vi dico...

Ma il clou della porcata è arrivato verso la fine del tragitto. L'uomo con la mano nascosta si è lentamente slacciato la patta dei pantaloni, ha fatto un movimento veloce ed ha continuato a strusciarsi. No, non aveva il cazzo di fuori, ma in qualche modo l'aveva estratto dalle mutande ed era lì scappellato, dietro un sottile velo di tela.

Percorrendo l'interstizio tra le mie chiappe, ormai allagato, ha accelerato i movimenti in modo evidente, incontestabile. Credo che tutti lo notassero, ma lui era quasi in trance.

Poi un sobbalzo dell'autobus, un gridolino soffocato e...una sensazione di bagnato. Ho capito: con la cappella puntata verso la lampo aperta, l'uomo aveva sborrato fuori dai pantaloni. Raggiungendo in pieno i miei leggings.

Io? Non l'ho neppure guardato! Mentre lui andava via, come niente fosse, sono scesa. Scesa con quell'enorme chiazza di bianca glassa, che si raggrumava e poi colava densa dalle mie chiappe verso le gambe.

Ho percorso almeno 500 metri con il culo sporco di sborra, prima di andare a cambiarmi...   

Anonimo

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