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 Le mani di Linda sul treno - 27/02/2015 - letto volte

Conosco Linda sul treno. E conosco anche le sue mani d’oro prima di dirci addio.

Non avrei mai pensato di ricevere una sega sul treno da una ragazza conosciuta poche ore prima.

Successe così, senza preavviso. Conobbi Linda sul Milano - Napoli, andavamo entrambi al nord, conversammo almeno 2 ore mentre si alternavano nello scompartimento i viaggiatori più improbabili.

Ci folgorammo con lo sguardo tra i finestrini sporchi e la puzza dei freni, ci addormentammo e ricademmo l'uno sull'altra .

Si irradiava verso quel meraviglioso corpicino.

  Non so dire come, ma dopo 3 ore di viaggio eravamo già cotti.

Al secondo risveglio credetti di essere in un porno, o quasi. Tipo le scene sul treno di Nymphomaniac.

Linda era adagiata su di me, con la testa reclinata sulla mia spalla. La deliziosa gonnella floreale leggermente sollevata. E una mano, la sinistra, gentilmente adagiata tra le mie gambe.

Un solo dettaglio.

Chi viaggia spesso in treno conosce il fenomeno delle erezioni post sonnellino da treno. Di quelle che te lo fanno turgido da paura, e ci vuole un pò prima di rivederlo dormire, e dosi di imbarazzo mentre si cerca di nasconderlo uscendo dal vagone.

Ecco, la mano di Linda poggiava proprio al centro della patta, come ad afferrare un cambio o un oggetto di quelli che si stringono a letto.

Rinsavito, non mi mossi di un millimetro e cercai di godermi quel contatto: mi sembrava di sentire un intenso formicolio unire i nostri corpi, un'energia misteriosa e irresistibile che dalla punta del mio cazzo si irradiava verso quel meraviglioso corpicino.

Non plus ultra, il secondo dettaglio. Davanti a me c'era un nuovo passeggero. Una signora sulla quarantina, una bomba di sensualità con calze nere a fantasia floreale, tacco alto, mezza scollatura da milf.

La signora era semi-assopita. Ma non abbastanza. Mi vide, e il suo sguardo seguì una traiettoria circolare: occhi, petto, pacco. Quindi mi sorrise. E richiuse gli occhi.

Cazzo!

Restai ancora così, con la mano di Linda sull'uccello, e forse passò un altro quarto d'ora. Volli aspettare il suo risveglio per vederne la reazione, per sentirla, gustarmi l'imbarazzo.

Ma quando lei si svegliò era così morbida e intontita che quasi tradì un'innocenza infantile.

E mi sorprese..

“Mmh...scusami se mi sono appoggiata”

Sussurrò con gli occhi semichiusi.

Lo sguardo cadde anche sul rigido poggiamano, ma era uno sguardo da gatta.

“Scusami anche per questo”

“No Linda, scusami tu...”

“E di che...?”

“Mi sento imbarazzatissimo...”

“Dai...certe cose sono naturali...a che serve nasconderle...e sono belle così”

Ci guardammo e fu un attimo.

Un attimo come statue a fissarci, e poi ci baciammo appassionatamente, ancora caldi di sonno, annullando quei pochi cm che separavano le nostre labbra.

Ci baciammo e mentre le lingue danzavano Linda riportò la mano sul mio cambio, stavolta con una presa ben più salda.

“Voglio vivermi questo momento... non so se poi ci rivedremo...ma ora voglio...”

“C'è la signora!” (sussurro)

“Shhh...facciamo piano...”

Un pò goffamente e con qualche manovra di troppo la mano di Linda vinse le resistenze dei miei jeans, e l'uccello potè finalmente respirare, dopo l'agonia interminabile.

“Mmm...ma è così per me?”

“Eh mi sa di si...”

Quando cominciò a segarmi avevamo passato da un pezzo la stazione di Firenze Rifredi, e sapevo che lei doveva scendere a Bologna.

Continuò a segarmi con mano ferma, stantuffando per bene tutta l'asta dalle palle alla cappella, mentre i baci e le occhiate furtive alla signora condivano il momento magico. Mi segò con costanza mentre le accarezzavo le cosce, percorrevo i suoi piccoli seni, vibravo per lei.

“E' bello...è un funghetto...vorrei averlo dentro di me...starei a cavalcarlo per ore..”

“Mm...non dirmi queste cose...poi finisco subito...”

“Chi l'avrebbe detto... pulsa tra le mie mani... è in mio potere...”

“Continua dai...”

E proprio mentre il treno subiva un forte scossone, come in sincronia scaricai diversi fiotti di sborra che le imbrattarono la mano, ricadendo anche sui miei jeans e scivolando anarchici.

“E' caldissima... grazie...”

“Grazie alle tue mani d'oro...”

“Mi piace sentirla, che scorre...che mi cola sulla mano, ancora bollente...”

Continuò a segarmi, sempre più lentamente, come a spremerlo ancora, a liberarmi le palle da ogni goccia residua.

Poi ci guardammo, e tornammo una cosa sola, un solo bacio.

“Hai una salvietta?”

Ero devastato, 20 minuti dopo, quando scese. Non volle lasciarmi nessun contatto. Disse che era impegnata, che certe cose erano inevitabili ma non dovevano avere conseguenze.

Piangevo dentro, con i jeans ancora rigati di sborra.

Piangevo dentro, ma non sapevo che forse mi attendevano nuovi sviluppi. Proprio di fronte a me.

“Comunque posso essere sincera? Hai un bel cazzo”

Era la signora di fronte.   

Anonimo

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