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 Il culetto della bolognese - 04/05/2015 - letto volte

Avventure anali nella città dei tortellini

Bologna la rossa, bologna verace e caciarona. Bologna città che adoro, cuore pulsante di una vivace vita universitaria.

Ero finalmente riuscito a raggiungere Giulia dopo almeno un anno di continui rimandi, per gli esami che non finiscono mai e poi la tesi benedetta sull'esicasmo in Dostoevskij.

A Bologna aveva una singola in zona San Donato, tipicamente universitaria e dunque animata: il programma prevedeva un pò di vita sociale, abbastanza alcool e qualche serata live nella zona. Insomma, cose da studenti (o, per me, da ex studenti).

A Giulia voglio bene, ci conosciamo da almeno 10 anni ma non c'è nulla che travalichi la sfera della pura amicizia. Eppure un dettaglio non l'avevo messo in conto. L'inquilina di Giulia era Stefania, una ventunenne di provincia in pianta stabile a Bologna per studiare Farmacia.

Una ventunenne dalla pelle lattea che trasudava sesso da tutti i pori: girava per casa con una canottina bianca rigorosamente senza reggiseno, con i capezzoli puntati come armi....e poi il suo culo: due natiche di marmo, irriverenti quanto le chiappe di una nordafricana DOC.

Un culo sensazionale. Nulla di meglio di un bel culo...

  Stefania mi arrapava selvaggiamente, remixando i miei ferormoni nel più bestiale dei cocktail e stuzzicando pensieri oscenamente espliciti.

Giulia se ne accorse, e diede luogo a quelle tipiche manifestazioni di gelosia che anche le amiche non nascondono: per lei Stefania “è solo un pò troia”, dunque non merita attenzioni anzi se la seguissi mi dimostrerei l'ennesimo maschio incantato da un culo-pifferaio.

Eppure, cazzo. No, non riuscivo a non pensarci.

Day 2 del mio soggiorno bolognese. Mi sveglio con calma alle 10 per fare un giro, tranquillo. Giulia è all'uni, tornerà dopo le 2. Mi ha lasciato la macchinetta del caffè già carica, e qualche biscotto in tavola. Con gli occhi ancora appiccicosi, una t-shirt sfatta e un pantaloncino che tradisce una vivace erezione, vado in cucina.

Passi.

“Ciao!”

“Ciao.... Giulia mi ha detto che non c'era nessuno in casa...”

“Non mi andava di uscire oggi, con questa pioggia!”

Era Stefania. Ed io interagivo con lei senza nascondere la mazza dura che premeva sotto i pantaloncini.

“Vuoi qualcosa?” (te la darei volentiati una cosa, pensai ....)

“No grazie...”

“Chiamami se hai bisogno...”

Cazzo Stefania! Senza neanche finire il caffè mi precipai in bagno per segarmi ma... no, non dovevo... potevo provarci... se era troia come Giulia me l'ha dipinta...

Cosa feci? Le portai una tazza di tè. Mi ringraziò sorridendo, Le chiesi un pò di cose della sua vita universitaria. Mi disse dei suoi casini, i pochi soldi. Osservai la sua stanza piena di foto, di oggetti assurdi, di pupazzi di gatti.

Ero ancora arrapato.

“Sei fidanzata?”

“No, cioè... ho una mezza storia, ma niente di che...tu?”

“No io no... a parte una cosa, ma vabbeh..”

Poi la sparai così, con inconscienza ma era la voce degli ormoni, la voce del mio cazzo:

lo sai che mi fai sesso?”

lo vedo!”

(ah, se n'era accorta!)

Risate. Quei sorrisetti complici che sembrano dire “si, ci sto. Puoi toccarmi”. Ci guardammo. Allungai una mano verso la sua gamba nuda (aveva i pantaloncini).

“Che fai?”

“Ti dispiace?”

“Eh...non so... cioè così, all'improvviso...”

Abbagliato dal suo corpo, feci una cosa che poteva costarmi caro..le presi una mano e la spostai sul mio cazzo.

“ma...”

“Ok scusami...pensavo lo volessi...scusa...”

Mi alzai, e successe l'inaspettato: da dietro mi afferrò i pantaloncini e li calò velocemente, lasciandomi con le natiche all'aria e il pisello eretto.

“Dove vai?”

Senza esitare glielo infilai in bocca, quasi con violenza. Lei lo prese senza fiatare, con voracità. Succhiava spingendolo tutto in gola, poi con abili movimenti di labbra mi ritirava il prepuzio scappellandolo velocemente e inondandolo di saliva.

“mhmhmhm...”

E risucchiava il mio uccello mentre le premevo la testa sulla mazza dura, spingendola con forza verso i testicoli gonfi. Poi lo staccai di colpo dal suo antro umido.

girati!”

“ma che vuoi fare?”

Le calai i pantaloncini con una mossa fulminea, mentre lei si piegò a 90 come intuendo le mie preferenze. Ero incantato da quel culo spettacolare, non mi restava che spaccarlo...Appoggiai la minchia tra le sue natiche per farle sentire l'asta, in tutta la lunghezza, e lasciarla mugolare un pò.

“hmmm... non dirlo a Giulia però.... o lo vuole pure lei?”

Sarà stato un caso, o magari era il letto delle sue inculate...ma sul comodino una bottiglia di olio johnson reclamava attenzioni...

“che fai?”

Senza convenevoli lasciai colare un fiotto d'olio tra le sue chiappe, e con il pollice le allargavo il buchino..

“ma sei un porco...non mi scopi nemmeno la fica...”

“scusami ho voluto il tuo culo dalla prima volta che ti ho vista...”

Affondai la cappella gonfia tra i suoi urletti di dolore. Era strettissimo, spingevo ma non riuscivo ad andare troppo avanti... un culo invidiabile e un buchino dalla morsa fatale, che spremeva il glande reclamando succo caldo.

“Cazzo come sei stretta... ma non lo prendi spesso in culo?”

“no...non grandi come il tuo..:”

Spingevo i pochi cm di cazzo che riuscivano ad entrare, ma ero troppo arrapato e quel poco mi bastava, le martellavo il culo come un animale, furioso e brutale, cercando di spaccarla... mentre pompavo e lei mugolava ad occhi chiusi, sentii l'urgenza di lasciar andare... o almeno, una violenta scarica di sborra fu sparata nell'intestino della porca bolognese, seguita a ruota da 2, 3, 4 proiettili di succo caldo e denso, sembrava non finisse mai...

“ma quanto ne hai?...cacchio mi stai riempendo...”

“si... sei davvero porca...”

Sfilai il glande dal culo e ne venne fuori un denso rivolo di crema, la mia crema.

sei un maiale...e sembravi tutto educato... a che ora torna Giulia?”

“Fra almeno 3 ore...”

“Ok allora fammi godere adesso, tocca alla mia fica....”…   

Anonimo

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