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 I miei primi 24 centimetri - 20/04/2015 - letto volte

Giovane 27enne vuole farsi sfondare da un superdotato. E provare il primo grande cazzo della sua vita

Mi chiamo Stefania, ho 27 anni e sono una ragazza abbastanza ordinaria. Cioè, mi piace uscire con le amiche, leggo un pò di bestseller e adoro i cocktail serali, su tutti l'Alexander. In più, ho una vita sentimentale e sessuale discretamente attiva, con alti e bassi.

Insomma, non sarò una modella ma piaccio. Gli uomini mi dicono che sono provocante, che nella botte piccola c'è il vino buono, adorano i miei ricci e le scarpe alte che indosso.

Eppure devo confessarla tutta. Avrò fatto sesso con una dozzina di uomini nella mia vita, ma nessuno, e dico nessuno, aveva un cazzo degno di nota.

Ok, il sesso non è solo misure. Ma tra un porno e un Siffredi alla tv, e con le amiche che ti descrivono esaltanti cavalcate con stalloni indomabili, la curiosità nasce.

E nasce l'intenzione, decisamente monella, di provare il mio primo grande cazzo. Provarlo senza inibizioni, senza secondi fini. Solo sesso, un regalo tra me e me.

  Il fortunato?

Si chiama Marco.

L'ho scelto in base a due requisiti: è timido e discreto, decisamente un bel ragazzo. Ingegnere da poco, 29 anni, "sfidanzato" e anche un tipino un pò “difficile”. Il secondo requisito è il racconto di Marta. La sfrontatissima Marta, un mito tra noi, che sostiene di avergli fatto una sega ed avere contemplato, queste le sue esatte parole, “un randello che doveva essere tipo 24 centimetri... ma largo.. un tronco...un braccio cacchio!”.

Insomma: due buoni motivi per lanciarmi.

In genere non ho una strategia quando conquisto un uomo: agisco d'istinto, sono impulsiva. Stavolta ho messo un minimo di calcolo nella minestra perchè, cosa strana per la sottoscritta, l'incaricata di conquistare dovevo essere io, la femminuccia.

E non vi dico lo stress!

La prima volta ho fermato Marco al Pepper's con una scusa banale. Una sigaretta. Cioè ci conosciamo di vista, ma non abbiamo mai parlato, quindi ci siamo (ri)presentati. Ho provato a chiacchierare con lui, ma collaborava poco, ed è stato risucchiato da un paio di amici.

Ma in certe storie è il caso a fare la parte principale. E il caso può generare situazioni come su un sito di dating o un'agenzia matrimoniale.

Il caso mi ha riservato, solo due sere dopo, un incontro con Marco davvero propizio.

Lo incrociai, sola, mentre mi ritiravo a casa alle 2 di notte, per le vie desolate del centro.

“Hey!”

“Ciao Stefania... che fai?”

“Eh vado a casa...”

“Ah ok... ci si rivede!”

“Aspetta... vado perchè mi stavo annoiando...se vuoi facciamo un pezzo assieme!”

“Ah quindi io non ti annoio!”

“ :) “

In questo clima di sottile flirt, iniziai a percepire una certa tensione erotica tra noi. Non so dirvi come, ma 5 minuti dopo eravamo avvinghiati sotto un portoncino, evidentemente preda di una discreta dose alcolica.

Le labbra carnose di Marco si incastravano alle mie sgusciando come lumache, in un intreccio di umori che no, proprio non mi andava di sciogliere.

“nmm...baci bene caro!”

La fica grondante aveva dato il suo assenso. E Marco non sapeva che sotto la gonnella, da quando fantasticavo su di lui, non portavo slip.

Ma fui io la prima a spingere la mano tra le sue cosce.

Come una calamita il suo pacco invitava ad essere tastato, e non soltanto per verificare l'entità del randello...

“mmm.. cavolo!”

“mmm... la gradualità non è la tua dote!”

“mm... ti dispiace se ti tocco?...”

“no ma... insomma...pensavo...”

“Scusami...sono eccitata...mi sono fatta un pò prendere...”

Mi distaccai un secondo e lui, vedendomi corrucciata, tornò all'attacco..

“Aspetta...che hai capito...mi piaci...è solo che non vorrei correre troppo...”

Mi baciò con tenera passione, ma la sua stecca premeva tra le mie cosce e i liquidi irroravano vergognosamente la mia vagina...

“Scusami Marco... non ce la faccio!”

Con un rapido movimento della mano destra slacciai la zip tirando fuori la sua verga. Enorme, la sentivo, pulsante e viva, una mazza impressionante che non vedevo l'ora di assaggiare!

“Scopami qui dai... scopami...!!”

Marco sembrava titubante, ma il suo corpo era una chiara dichiarazione di intenti a cui fu impossibile sottrarsi. E nella penombra di quel portico solitario spinsi il suo enorme uccello tra le mie cosce roride, quasi guidandolo da me.

“Aaah spaccami, spaccami!” sussurravo...e lui pompava come un trapano, con movimenti bruti e gentili al contempo.

Un vero signore, mi spaccava la fregna da uomo, avvinghiato a me. Sentivo un dolore fitto e intenso, ma volevo essere devastata dal mio primo enorme cazzo, era il prezzo da pagare. Fottuta come una cagna in calore, allargata dal mio primo uccellone.

“hmmmhmhmhmmmm!”

Dopo pochi secondi Marcò sfilò il palo di carne schizzando sborra a fontana sulla mia gonna, imbrattandola del suo succo. Lo scrollò, ci guardammo ansimando.

Ci guardammo ancora, per lunghi secondi. Lunghi.

Poi tornammo a baciarci.

Mentre la mia mano stringeva forte l'asta ancora appiccicosa.

Si, il primo grande cazzo non si scorda mai..   

Anonimo

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