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 Ho spaccato il culo a mia zia - 12/05/2015 - letto volte

Mia zia porca sente che ce l'ho duro...e vuole che lo infili nel suo culetto implorante...

Questo racconto (assolutamente vero) inizia con un buco del culo rotto, sulla terrazza di una casa ad Anzio verso le 22, nel tiepido mese di aprile.

Un delizioso buco del culo devastato, salsedine e brezza che lecca le nudità, io che scrollo l'uccello e ancora ansimo dalla foga. Lei, di spalle, a fissare le ultime case ed il mare, mentre un rivolo le cola nell'interno coscia.

Sto guardando lo sfintere di Stefania.

Sto guardando l'ano dilatato di mia zia. Il culo meraviglioso ed aperto di mia zia.

Ma come può un corpulento 23enne come me arrivare a scoparsi la cugina di mamma, e addirittura a sfondarle il culo?

La storia ha validi antecedenti. Che spiegano come mai Stefania, 41 anni a giugno, non ha opposto resistenza alla mia verga.

  Stefania è la “zia esperta”, la zia di mondo. Ha sempre viaggiato tantissimo, anche perchè è single e, oltre a essere insegnante di spagnolo, è anche piuttosto ricca di famiglia.

Stefania con i suoi racconti di avventure esotiche, le spiagge di Mali, Angkor-Wat, la Turchia, il Marocco, l'Andalusia, i flirt con nerboruti mediorientali.

Stefania mi conosce davvero bene. Me la ricordo quando, davanti a un imbarazzato e un pò ciccione tredicenne, se ne usciva con frasi tipo “ma che bell'uccello ha il mio nipote...poi vedrai quante ne conquista!”. In spiaggia il suo due pezzi devastava gli sguardi, e le mie erezioni in bagno finivano con copiose sborrate, lei indiscussa protagonista dei film mentali.

Si, una vera birdwatcher ed estimatrice del cazzo, pensai.

Negli ultimi tempi era piuttosto diretta: mi mostrava i suoi nuovi acquisti in fatto di intimo, chiedendomi “un consiglio da maschio”. Mi ricordava episodi strani di quand'ero piccolo, e “mi toccavo sempre il pisellino”. E poi cavolo, vestiva come una milfona in astinenza secolare.

Insomma.

Mi invitò ad Anzio appena tornata dallo Yucatan, l'ultimo dei suoi viaggi. Conoscendo la mia passione per la birra mi aveva portato la Bohemia Obscura ed un'altra strana birra locale, l'amo giusto per catturarmi al volo.

Mi raccolse in stazione ad Anzio.

“ah il mio bel nipote! Per fortuna che ogni tanto tu passi...fossero tutti come te gli uomini!”

Salimmo e mi snocciolò un pò di cose, volle darmi il regalo e chiedeva di me, delle mie donne, della mia vita.

Quali donne?

Non riuscivo a non trovarla arrapante. Galeotto il mandarinetto che ci stavamo scolando. Indossava una gonna media, una camicetta floreale e calze a rete dalla trama molto fitta. La sua chioma riccia scendeva ribelle sulle spalle, era un'estensione del suo io vulcanico.

Finì che uscimmo a fumarci un pò di drum, e non so perchè, mi venne di accostarmi a lei, da dietro. Al punto che i nostri corpi si toccarono.

Lei non si mosse di un centimetro.

Ero alle sue spalle, mentre rollava appoggiata al balcone. Alle sue spalle, leggermente di lato, ma profondamente inturgidito da quel contatto imprevisto.

“Allora Enrico, niente donne?”

“No...per ora...cioè...c'è una tipa ma non si conclude...”

“Aah...le tipe difficili...le peggiori...”

“Zia, io...”

“Me lo ricordavo che ce l'avevi grosso... il mio intellettuale!”

Fu quello l'istante in cui lo appoggiai per tutta la lunghezza tra le chiappe della zia, ancora coperta dall'esile gonna.

“Si è proprio grosso...e sembra anche largo!”

Mi muovevo lentamente affondandolo tra le sue grosse natiche, con i jeans ancora addosso. Affondando e danzando, in sincronia con lei, per godermi tutto quel contatto incestuoso, fino in fondo.. Il senso di colpa era sopraffatto dal desiderio bestiale. E dalla sorpresa di trovare la zia interessata alle mie attenzioni anali.

“guarda puoi tirarlo anche fuori...non mi scandalizzo eh!”

Non ci pensai due volte. Sbottonai goffamente i jeans ed estrassi l'uccello, una mazza di marmo che andò a rimbalzare sulle chiappe della zia.

“ahi! Ma cos'è una chiave inglese?”

zia io ti sfondo...non resisto...”

Senza esitare sollevai la gonna e quel culo meraviglioso era già nudo, pronto ad accogliere il mio palo.

“aahh... piano Enrico!”

“Zia ti sfondo...ora mi sentirai!”

No la figa no...

Ottenebrato dalla libido, mi sputai sulla mano, riversai la saliva sul buchino del culo, appoggiando la cappella gonfia

“ma che vuoi farmi il culo... porco... ho paura vai piano...”

“zia scusami..te lo rompo...ti infilo il culo adesso..!”

E affondai con fatica tra le sue natiche, i mugolii di dolore e la cappella infiammata. Ma ci volle poco ad entrare tutto, pompando come uno dei suoi stalloni nordafricani, come un animale in calore, sodomizzandola per bene come, lo so, lei avrebbe sempre desiderato.

Qualcosa in me sapeva che sarebbe successo. Perchè oramai erano 4 giorni che non mi segavo.

“ah...maiale di nipote... svuotati dentro di me.... svuota tutto... tanto prendo la pillola”

Non mi feci pregare, no. E le riversai 6 o 7 scariche di nettare caldo, proiettili di sborra nel suo buco rotto. Ansimammo assieme, le cingevo i fianchi con l'uccello ancora nel suo ano, che perdeva consistenza. Anale con la zia: il sogno di sempre.

Un battesimo anale incestuoso, che avremmo ripetuto più e più volte.

Perchè entrambi volevamo il piacere dell'altro.

Stefania, ti adoro..   

Anonimo

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