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 L'ano caldo della contessina - 09/06/2015 - letto volte

Sembrava ci fosse odio tra noi, Ma riesco a sfondare il culo della bella contessina.

La odio da morire, Sandra! Lei e il suo sangue blu, la sua spocchia intellettuale, i suoi vezzi da aristocratica radical chic tra un viaggio in Patagonia e un libro raro di Majakowski.

La figlia del Rigoni Sterza è per noi “la contessina”, anche se si atteggia a bohemien e si finge filosofa disoccupata come i sottoscritti.

La contessina ha un fisichetto niente male, tette piccole e chioma bionda curatissima. Ma soprattutto quel culetto, ragazzi, Un culetto piccolo e sodo, trionfante, evidenziato abilmente da leggings spettacolari che, talvolta, lasciano intuire la totale assenza di intimo, sotto.

Tra me e la contessina c'è un odio sopito. Un evitarsi carico di elettricità, un evitarsi che, intuisco, non è soltanto repulsione.

Le femmine sentono la puzza di uomo, lo so. Ed io sono un buon maschio alfa, un “rude filosofo” che sa di ossimoro ma probabilmente la attizza.

Si, le spaccherei il culo senza esitare, e forse mi ringrazierebbe..

  L'università occupata è sempre il momento in cui si scopa. E io metto a punto il mio piano subdolo di sfondarmi la contessina.

Perchè le dò appuntamento in aula, verso le 17, da soli, per discutere di quell'esame di filosofia teoretica del quale ho i materiali (ed anche i testi). Sandra arriva, parliamo. Piena di impegni come al solito, si rolla la sigaretta, snocciola un pò di “così” e “colì”, non si scolla l'iPhone di dosso... Cazzo Sandra guardami!

“Cazzo Sandra ma che hai contro di me? Perchè mi guardi sempre così?”

“Ma che dici? Come ti guardo?”

“Mi odi...odi la mia pelle, i miei vestiti...”

“Ma che cazzo dici Mauro, ma sei fuso?”

“Cazzo Sandra...io non voglio odiarti...lo sai?”

No?

Siamo vicini, l'elettricità riempie la stanza ovvero il nostro ring. Lei sembra quella intoccabile, troppo a puntino per essere scalfita, troppo distante anche solo per immaginare una cosa con lei.

Me ne frego.

Le afferro un braccio.

“Sandrà!”

Mi guarda tra il perplesso e lo snob.

La tiro verso di me e aggredisco la sua bocca, con tutta la mia brutalità animale. La trattengo, lei cerca di divincolarsi.

Cazzo...che fai? Che fai? Lasciami...!!!

“Shh...”

La prendo da dietro la schiena, con le braccia. Avevo visto giusto, perchè lei non solo si calma, ma prende a baciarmi con foga maggiore del sottoscritto, si avvinghia a me conficcandomi le unghie nella carne e mulinando selvaggiamente con la lingua.

Ci sfiliamo come riusciamo quel che separa la nostra carne. Goffi e arrapatissimi siamo in slip, i suoi capezzoli duri premono contro il mio petto, il cazzo mi esplode nelle mutande schiacciato sulla sua passera, mentre lei è a cavalcioni e mi lecca il collo.

Sandra, Sandra è una porca lo sapevo, che incastra le sue voglie dietro un'apparente distacco da gatta chic.

Sandra mi afferra i coglioni e mentre bacia mi stantuffa il cazzo con una mano nella mutanda, io ho le sue tette a turno in bocca e le succhio disperatamente, le mordo come a spremerle mentre ho una mazza spaventosa tra le sue mani. È lei stessa a scostarsi lo slippino di pizzo e impalarsi sulla mia mazza, lanciando un gemito di dolore, dilatata dal mio enorme palo carnoso.

Con il suo ritmo forsennato me lo scappella in vagina in un lago di umori, pompando assatanata ad occhi chiusi. Guardo il mio cazzo in quell'abbraccio voluttuoso, Sandra ha due grandi labbra gonfie e rosse, il suo succo mi cola tra le palle.

No, ma l'animale sono io.

La sollevo, la rigiro a pecora sul tavolo. È un attimo, mi sputo tra le mani e infilo il succo tra le sue natiche, per violarle il buchino tanto desiderato. La porca non si contrae, anzi mi offre il culo senza discutere, mentre affondo la cappella gonfia. È stretto, strettissimo il culo di Sandra, mi obbliga a dare colpi duri, a farla gridare. Ma non ho esitazioni, devo spaccarla a sangue, devo lasciarla con l'ano sfondato e vederla camminare, davanti a tutti, con i postumi della mia inculata.

Sandra, ti spacco il culo e dovrai ringraziarmi, ti devasto con il mio randello e tu puoi essere la vera troia che sei, puoi far sapere a tutti che la vacca adora prendere grossi cazzi tra le chiappe.

Sandra la contessina urla mentre la sodomizzo, urla e ha ancora le unghie nella mia carne, urla senza dire una parola, lo prende tutto in culo ed io vado avanti trattenendomi dallo scaricare, voglio che l'inculata sia lunga e crudele.

Lunga e crudele, avrà un buco enorme. Finchè non sento, flebile, una richiesta disperata. “Sborrami dentro, riempimi!”. La troia vuole anche il mio succo? No, non subito, e accelero il ritmo delle vergate devastandole lo sfintere ormai allargato all'inverosimile.

Sandra, la contessina dei miei coglioni, è ora la mia svuotapalle. Le scarico tutto dentro con furia, proiettili di sborra nel suo intestino. La sporco, la riempio, vorrei avere ancora sborra e spararla a raffica, bollente, mentre il suo ano è circonfuso da un rivoletto di sangue.

Le stappo il culo tirando via la mia mazza.

Ha il buco mostruosamente largo, e le cola un denso fiotto ormai rosaceo.

L'ho devastata, e ansima a pecora senza la forza di muoversi di un millimetro.

Le sputo sul culo, e con due dita le infilo la mia saliva e la sborra colata via.

Ho voglia di sfondarti ancora, contessina..   

Anonimo

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